Il Cammino di Santiago, un viaggio oltre il viaggio.

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“Parto per il Cammino di Santiago” è una di quelle frasi che suscitano istintivamente un “ohhhhh” in chi ti ascolta, un po’ come quando senti qualcuno dire “faccio l’attore”. Non so perché ho scelto questo viaggio adesso, così come non so perché non abbia deciso di farlo prima. So solo che per la prima volta non volevo partire per fuggire via, ma per fuggire verso l’interno.

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Nessuna organizzazione fisica o mentale, nessuna pianificazione, solo un biglietto per Parigi comprato nottetempo e una guida infilata nello zaino ancora impacchettata. “Non si sa mai”, mi sono detta. Alla fine della guida non c’è stato bisogno, così come sarebbero stati inutili gli allenamenti fisici o le sessioni di meditazione che qualcuno mi aveva consigliato.

Ci sono millemila motivi per cui le persone decidono di camminare per quasi 800 km (questa è la lunghezza del Cammino francese, da St. Jean Pied de Port a Santiago) e io ho cercato di compilarne una lista, forse nel tentativo di comprendere perché io stessa avessi preferito una scarpinata simile a una vacanza in riva al mare. Solo alcuni:

  • per ritrovare me stesso
  • per motivi religiosi
  • per stare a contatto con la natura
  • per dimagrire
  • perché non esistono altri percorsi di trekking così economici
  • per mettermi alla prova
  • perché ho lasciato il mio lavoro e voglio capire cosa fare della mia vita
  • perché ho appena divorziato

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La partenza tradizionale è da St. Jean Pied de Port, in Francia, alle pendici dei Pirenei. Se arrivate a Parigi, vi consiglio di prenotare online in anticipo il treno da Montparnasse a Bayonne (ho visto il prezzo variare da 64€ a 120€). Dopo 5 ore circa arriverete alla stazione di Bayonne, dove potrete acquistare il biglietto del treno per St. Jean Pied de Port (1 ora circa, €10,10). Ok, siete arrivati al punto di partenza. L’emozione si fa più forte ogni minuto che passa fino a diventare incontenibile… ma no, non potete iniziare subito il Cammino. Cercate il centro di accoglienza di pellegrini, lasciate che il personale dissipi ogni vostro dubbio e ritirate la lista completa degli Albergues in cui potrete alloggiare durante il percorso, con tanto di prezzi (tra i 5 e i 10 euro a persona) e distanza tra i paesi. Al centro di accoglienza di pellegrini potrete anche ritirare la credenziale, il prezioso passaporto dei pellegrini, se non l’avete già richiesto inviando un’e-mail a centro.santiago@unipg.it. Io avevo preferito questa seconda opzione e sono rimasta stupita dalla rapidità e dall’efficienza della Confraternita di San Jacopo che è bene ringraziare con un’offerta volontaria.

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Per chi ha già esperienza nel trekking preparare lo zaino sarà semplicissimo, ma non sarà impegnativo neanche per i neofiti. Pensate alle cose indispensabili nella vostra vita e… no, il pc non rientra tra queste. Tutto l’occorrente per l’igiene personale, ovviamente, asciugamano in microfibra, borraccia da 750 ml, un paio di infradito, sacco a lenzuolo/sacco a pelo, crema solare, cappello, sapone di marsiglia sia per il corpo e sia per il bucato, k-wai, tappi per le orecchie contro i russatori seriali, tre cambi, una felpa e un paio di pantaloni lunghi. Un libro e un taccuino per me erano d’obbligo, ma non è detto che lo siano per voi.

Le scarpe saranno le vostre migliori amiche, sceglietele con cura! Io sono andata sul sicuro con delle scarpe da corsa già usate da un paio di mesi, ma ho visto compagni di viaggio trovarsi benissimo anche con scarpe da fiume e sandali, purché abbiate un’alternativa per le salite piuttosto scoscese che incontrerete. Sconsigliate le pesanti scarpe da trekking, soprattutto nei mesi estivi.

Nelle quattro settimane di Cammino vi troverete ad attraversare città importanti come Pamplona, Burgos e Leon e villaggi minuscoli, dove anche un semplice negozio di alimentari è un miraggio. La parola d’ordine è “adattamento” e, fidatevi, presto diventerà un piacere. Ci si adatta a dormire in 20 in una camera, ci si adatta a mangiare anche pasti frugali, ci si adatta ad avere poca intimità, ci si adatta a non cambiare outfit, ci si adatta alla sveglia alle 5 del mattino… ma soprattutto ci si adatta al ritmo dei piedi che battono il suolo, ci si adatta ad abitare ogni giorno un posto diverso e con persone diverse, ci si adatta alla biblioteca di conoscenza a cui si è costantemente esposti, ci si adatta a godere di un getto di acqua gelida sui piedi, ci si adatta ad essere faccia a faccia con se stessi.

Detto questo, Ultreya e Suseya!

La nostra camminatrice, Federica Miceli
Federica Miceli

Testo e foto di: Federica Miceli. Siciliana, innamorata del mondo, appassionata di fotografia e scrittura. Viaggio per tornare con una valigia piena di storie e vuota di souvenir. Viaggio per innamorarmi ancora di ciò che vedo tutti i giorni. Instagram: @fede_miceli

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