Incidenti da elica: una lenta e silenziosa strage.

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È bastata una giornata di sole e mare calmo…per registrare il primo grave incidenti.

Mi riferisco alla tragedia di Camogli, dove Vittoria è stata travolta, uccisa e fatta a pezzi da un yacht.

È una guerra silenziosa quella degli incidenti da elica che si combatte ad armi impari ogni estate. Incidenti mortali, lesioni gravi e permanenti, ancor di più gli incidenti evitati per un soffio, vuoi per abilità o per colpo di fortuna.

Quello che resta….ad ogni incrocio in mare, è tanta, tanta rabbia!

Tutti voglio avere ragione, nessuno ammette le proprie colpe. Non la vuole il nuotatore che non segnala la propria presenza e si ostina, come a Lerici, a fare il bagno nel porticciolo tra i traghetti e le imbarcazioni in transito. Non le vuole il diportista, o spesso..il cafonauta, colui che va per il mare convinto che vi siano ancora bucanieri e pirati, pronto ad issare la Jolly Roger a poppavia, non appena capisce che il termine non si riferisce alle forme della compagna che è avvinghiata pericolosamente come una moderna polena alla prua, in posizione malferma.

Una strage che si consuma nell’indifferenza delle regolamentazioni, quando invece molto si fa per pedoni e ciclisti.

In questi giorni, ho letto un sacco di colleghi giornalisti scrivere a più non posso sull’argomento, quello che ho trovato, e che mi va invece di segnalarvi, prima di segnarvi il  link al sito  www.boasub.com  è un “punto nave controcorrente”, è quello scritto dal ex-comandante e attuale presidente del Parco delle Cinque Terre, Vittorio Alessandro.

“Il tragico incidente nelle acque di Camogli, dove qualche giorno fa una donna, nuotatrice esperta, è stata uccisa dalle eliche di una imbarcazione, ripropone la questione di come combinare la presenza di natanti e bagnanti.
Vale sempre la regola della protezione dell’utente più esposto al rischio, ed è indispensabile la prudenza del bagnante (specie il subacqueo) nel segnalare la propria presenza in acque di uso promiscuo.
Vale anche, naturalmente, la severa adozione della distanza di navigazione dalla costa imposta dalle Capitanerie di porto.
Possono però anche adottarsi sistemi per tenere fisicamente lontani i natanti dagli spazi della balneazione, come ora ha fatto il Parco Nazionale delle Cinque Terre nelle acque antistanti il litorale da Vernazza verso Monterosso: un sentiero marino di gavitelli numerati, collegati da una cima arancione, allineati parallelamente alla costa in zona vietata alla navigazione.
In questa corsia, simile a quella di una piscina, i nuotatori possono fermarsi in qualunque momento a riposare e godere il paesaggio dal sentiero acqueo, per uno spazio di quasi duecento metri.
Spesso tali ostacoli fisici vengono guardati con ostilità da quei navigatori sottocosta che considerano ogni divieto di avvicinamento a terra una inutile esagerazione, e fanno appello ai possibili danni che l’ostacolo in mare potrebbe produrre all’imbarcazione Bisogna saper resistere a questi argomenti. Al conducente che dirà di non conoscere l’ostacolo e che esso non fosse adeguatamente segnalato dovrà rispondersi che esiste dappertutto la regola della distanza.  E se – al solito – si doveva assolutamente portare a terra una persona colpita da un terribile mal di mare, dovrà dirsi: pazienza, in questi casi si va in porto”.

 

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